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La sua presenza vale un punto.
Ci sono giocatori che vincono punti e giocatori che cambiano partite. Il Catalizzatore appartiene alla seconda categoria: il suo contributo non si vede nelle statistiche, si vede nella faccia del compagno dopo il primo «dai, ci siamo».
Alto ritmo, alta voce. Sta sempre in movimento, incita dopo ogni punto — vinto o perso — e gioca visibilmente meglio quando la coppia funziona. Tecnicamente è un giocatore solido senza essere spettacolare, ma il suo vero colpo è un altro: sa esattamente quando dire la frase giusta per rimettere in piedi un compagno che stava andando sotto.
Le rimonte. Le squadre con un Catalizzatore in campo perdono raramente le partite «di testa», quelle in cui si va sotto di un break e normalmente si molla. È il giocatore che nel momento peggiore alza lo sguardo invece di abbassarlo, e quel gesto da solo tiene in piedi la coppia.
La dipendenza dal clima. Se il compagno non risponde all'energia, il Catalizzatore si svuota in fretta e può passare da motore a peso morto nell'arco di due game. In più il suo incitamento continuo, con il partner sbagliato, viene percepito come pressione anziché come sostegno.
Funziona meglio con La Sfinge. Lui porta la voce che a lei non serve ma che alla coppia sì, e lei porta la freddezza che a lui manca nei finali. Uno accende, l'altra chiude.
«Punto perso, punto nuovo. Andiamo.»
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