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Il partner lo segue perché sa dove sta andando.
Il Condottiero non chiede il permesso. Decide lo schema, decide il ritmo, decide chi serve per primo e decide che quella palla in mezzo è sua. Nove volte su dieci ha ragione — ed è proprio la decima il problema.
Presenza totale. Occupa il campo, occupa il punto, occupa la conversazione tra un game e l'altro. Il suo padel è direttivo: imposta il piano nei primi due game e poi guida la coppia dentro quel piano, correggendo la rotta a voce alta. Tecnicamente completo, con una preferenza netta per l'iniziativa: preferisce sbagliare decidendo che vincere aspettando.
Toglie l'incertezza. Nelle coppie improvvisate, dove nessuno sa chi deve fare cosa, il Condottiero risolve in trenta secondi il problema che altrimenti costerebbe un set. Nei momenti confusi è quello che dice cosa si fa, e questa sola cosa spesso vale la partita.
Lo spazio. Il Condottiero tende a occupare anche il campo del compagno, letteralmente e psicologicamente, e con un partner altrettanto deciso la coppia entra in conflitto entro il primo set. Fatica ad ascoltare quando è convinto, e quando il suo piano fallisce può prendersela con chi lo stava eseguendo.
Funziona meglio con Il Muro. Uno decide, l'altro non ha nessuna voglia di decidere: è la divisione dei ruoli più pacifica che esista. Con Il Generale o un altro Condottiero, invece, si gioca a chi comanda invece che a padel.
«Da adesso serviamo sempre sul rovescio. Fidati.»
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